Ferrara – Palazzina Marfisa d’Este

Delizia Estense risalente al 1559

Corso Giovecca 170 – 44121 Ferrara – Tel. 0532 244949 (Ufficio informazioni e prenotazioni Ferrara mostre e musei)

Orario: 9,30 – 13 e 15 – 18
Chiuso: Lunedì. 25,26 dicembre. 1, 6 gennaio
Ingresso: A pagamento

 

Visite guidate
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Il committente Francesco d’Este (1516-1578) e la figlia Marfisa (1554-1608)
Francesco d’Este di Alfonso I e Lucrezia Borgia è figlio cadetto destinato alle armi; educato da Antonio Acciaioli. Nel 1544 il papa Paolo III lo crea marchese di Massalombarda con diritto di titolo trasmissibile agli eredi maschi e con il privilegio di battere moneta. Ha due figlie naturali: Marfisa e Bradamante.
Marfisa d’Este viene educata in convento, come la sorella Bradamante. Personaggio gioviale, amante della vita, apertamente contraria a regole, consuetudini e opinioni immotivate e non persuasive, si impone per il carattere spregiudicato; osa anche mostrarsi in pubblico senza il velo che copre parzialmente il viso. Nel 1578 sposa Alfonsino d’Este (1560-1578). Rimasta vedova, nel 1580 sposa Alderano Cybo-Malaspina (1552-1606) principe di Massa Carrara, dal quale avrà 7 figli. Nel 1598, con la Devoluzione di Ferrara allo Stato pontificio, la sorella Bradamante segue i duchi d’Este a Modena, mentre Marfisa decide di restare in città. Muore il 16 agosto 1608 ed è sepolta ai piedi dell’altar maggiore nella chiesa di Santa Maria della Consolazione. In seguito le sue ossa sono trasferite al Cimitero comunale di Ferrara e nel 1909 collocate presso l’urna del duca Borso d’Este.

 

Palazzina Marfisa d’Este – La storia
Nel 1559 inizio della costruzione dell’edificio per volere di Francesco d’Este. Possibile architetto Terzo de’ Terzi (notizie 1535-1563). Rientra in un complesso residenziale più vasto comprendente il retrostante palazzo Bonacossi, acquistato da Francesco d’Este nel 1572.
Nel 1578, per eredità, la Palazzina passa alla figlia Marfisa d’Este che ne resterà proprietaria e continuerà ad abitarla fino alla sua morte nel 1608. La Palazzina diviene allora sede di amministrazione dei beni dei Cybo in città.
Nel XVIII secolo la Palazzina risulta affittata e adibita ad usi sempre più impropri (filatoio di seta; ricovero per fanciulle abbandonate e pericolanti; fabbrica di candele di sego; fucina; fabbrica di chiodi; rifugio per famiglie di nullatenenti; stalla; magazzino; sede di teatro per dilettanti) con conseguenti gravi danni da degrado.
Nel 1861 l’edificio è acquistato dal Comune destinandolo alla costituenda Scuola Superiore di Idraulica, scuola mai istituita.
Nel 1906 la neofondata Ferrariae Decus propone una nuova possibile destinazione adattando la Palazzina, le adiacenze superstiti e gli spazi verdi contermini a sede di un nuovo museo lapidario.
Nel 1910-1915 ha avvio il grande recupero e restauro della Palazzina curato da Nino Barbantini (direttore di Ca’ Pesaro a Venezia). Insieme con Giuseppe Agnelli guiderà le operazioni che porteranno all’attuale sistemazione. Giuseppe Mazzolani (1842-1916) esegue nel 1909 il restauro e il completamento della Sala Grande. Abbandonati i lavori per ragioni di salute, nel 1913-1915 essi sono ripresi da Enrico Giberti e Augusto Pagliarini (1872-1960); comprendono l’atrio, la Sala del camino e la Sala rossa. Pagliarini ricostruisce anche la Sala dei banchetti, per oltre la metà perduta. Per mancanza di fondi e con l’avvento della guerra, i lavori subiscono un arresto.
Nel 1937 si avrà il restauro e recupero definitivo per opera della Cassa di Risparmio di Ferrara, che l’anno successivo celebra il centenario della sua fondazione.
Dall’inaugurazione nel 1938 l’allestimento museale non ha subito più nessuna modificazione.

 

Palazzina Marfisa d’Este – Il giardino

 

Palazzina Marfisa d’Este – L’architettura
La palazzina si presenta in forma di un edificio stretto allungato, ad unico piano, fatta eccezione per le due ali estreme. La facciata sull’attuale corso Giovecca è scandita da sei coppie di finestre, intervallate da eleganti paraste in cotto a tutta altezza. Unico elemento di spicco è il portale – oggi chiuso – arricchito di marmi bianchi scolpiti e decorati, al quale si accede attraverso una breve scalinata di tre gradini collegata alla scalinata del lato retrostante tramite un salone passante. Sul lato restrostante, la Palazzina presenta una semplice loggetta tripartita.

 

Palazzina Marfisa d’Este – Gli interni
Accedendo all’edificio dall’entrata a occidente, oltre l’attuale biglietteria, sul lato giardino si affacciano la Sala delle Imprese, la Loggetta dei Ritratti, la Sala di Fetonte. Proseguendo sul lato dell’attuale corso Giovecca si incontrano lo Studiolo, la Sala dei Banchetti, la Sala Grande, la Sala del Camino e la Saletta degli Armadi.

Sala delle Imprese (Sala Rossa): Volta quasi interamente rifatta da Augusto Pagliarini (1872-1960). Sono presenti le quattro imprese di Francesco d’Este: PARI ANIMO – SI NON VIRES ANIMUS – SI NON SORS TOLERANTIA – FONS MANDURIAE. Nei quattro angoli del soffitto a volte: Fauni e Baccanti; Scena di Sacrificio; il Ratto di Proserpina; Venere con i figli Eros e Anteros. Alla parete Ritratto di Marfisa d’Este, copia di Mario Capuzzo (1902-1978) da un originale esposto al Palazzo Ducale di Mantova. Cassone veronese, cipresso, con decorazione ad intaglio, XV secolo; credenze e cassone con tarsie a motivi geometrici, toscani, XVI secolo; tavolo a credenza, castagno, emiliano, XVI secolo.

Loggetta dei Ritratti: Ritratti di Marfisa e Bradamante d’Este, realizzati da Camillo Filippi (1500?-1574). Nella volta le tre ore Tallo, Auso e Carpo. Due sedie con cuscini in cuoio impresso, XVII secolo.

Sala di Fetonte: Nella volta Carro del sole, copia dall’affresco eseguito fra il 1527 e il 1530 da Giulio Romano (1499-1546) per Palazzo Te a Mantova. Tavolo in noce con sostegni a forma di anfora, abete, Italia settentrionale, XVI secolo; panche con schienale a giorno sostenuto da colonnine ioniche, noce, considerate fra le più perfette creazioni del mobilio toscano del XVI secolo; lavabo in Pietra di Custoza, opera della bottega dei Lombardi, fine XV secolo; ritratto di Margherita Gonzaga d’Este (1564-1618).

Studiolo: Al centro del soffitto Ratto d’Europa, secolo XVIII. Parte di un postergale, banco di chiesa, XVI secolo; ritratto di Livia Martinengo, artista dell’Italia settentrionale, XVI secolo; ritratto di Alfonso I armato (1476-1534), attribuito a scuola emiliana del XVI secolo; armadio toscano, XV secolo.

Sala dei Banchetti: Il carro di Arianna – Il ratto di Europa – La guerra fra Apollo e Marte – Apollo scortica Timoto. Tre opere pittoriche, di cui la Battaglia delle Amazzoni divisa in due, copia di un’opera di Pieter Paul Rubens (1577-1640) e la Morte di Antiope colpita mentre combatte al fianco di Teseo, XVII secolo.

Sala Grande: Nel soffitto: Venere che si specchia – Mercurio – Trionfo di amorini – Diana cacciatrice; imprese di Francesco d’Este. Nei costoloni le quattro stagioni; nella fascia lungo le pareti edicole con le divinità dell’Olimpo. Due busti marmorei emiliani, XVI secolo; credenze da sagrestia provenienti dalla chiesa dei Gesuati di Venezia, fattura veneta, XVI secolo; sedie e seggioloni con intagli e doratura, opere emiliane del XVI-XVII secolo.

Sala del Camino: Camino decorato dalla bottega dei Lombardi, proveniente da Palazzo Falletti (stemma con leone su tre bisanti al centro dell’architrave); ritratto di Giacomo I d’Inghilterra (1566-1625).

Saletta degli Armadi:  Soffitto proveniente da un edificio bolognese, XVI secolo, acquistato sul mercato antiquario; candelieri del XVII secolo; due grandi armadi veneziani, in noce, provenienti da Palazzo Garzoni a Ponte Casale, attribuiti a Pietro da Salò su disegno di Jacopo da Sansovino, fine XVI secolo.

 

Palazzina Marfisa d’Este – Testa della Loggia (raramente aperta al pubblico)
Possibili interventi pittorici di Leonardo da Brescia (1556-1598) e Ludovico Settevecchi (1520?-1590).

 

Palazzina Marfisa d’Este – La Loggia
La loggia, nota anche teatro, risale al 1560-1570, opera di Giovan Battista Aleotti (1546-1636); inizialmente adibita ad arancera.
La lunga loggia presenta nella parte iniziale una sala quadrata aperta verso la loggia stessa. Nel soffitto ligneo rappresentazione di putti musicanti e strumenti musicali: liuto, cornetto dritto, organo, cimbali, lira; possibilmente a rappresentare i vari modi di utilizzo della loggia. Lungo le pareti della testa della loggia, divisi da edicole con finte sculture di figure mitologiche sono raffigurazioni di località indicanti i domini del principe estense. In questa residenza ferrarese, infatti, Francesco d’Este esprime la sua posizione nella famiglia. Nella rimanente volta del loggiato è decorato a tralci di vite con animali, uccelli, scimmiette.
Tradizione antica vuole che qui per la prima volta (1573) sia stata rappresentata l’Aminta – favola pastorale in cinque atti, in settenari endecasillabi – di Torquato Tasso (1544-1595).

 

Palazzina Marfisa d’Este – Bibliografia (opere selezionate)
Chiappini Luciano, Gli Estensi. Mille anni di storia, Ferrara, Corbo, 2001

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