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Le Valli di Comacchio
Le attuali Valli di Comacchio ed i territori limitrofi, posti fra il Po di Volano a nord e il Reno a sud, si estendono su una superficie di circa 13.500 ettari. Rappresentano uno specchio d’acqua salmastro di 0,60 m – 2 m di profondità, scandito da terre emergenti come argini, barene, dossi, isolotti e basse lagune asciutte d’estate. La valli sono collegate al mare attraverso il canale di Porto Garibaldi, il canale Logonovo e il canale Bellocchio-Gobbino.
Nel 1971, con la convenzione di Ramsar, la valli sono state dichiarate zona umida d’interesse internazionale. Sono una delle stazioni del Parco del Delta del Po.
Sulle terre emergenti la vegetazione spontanea tipica è data da: salicornia veneta, canna di palude, astro marino, iris, orchidea palustre, salsola nonché dalla tamerice.
Nei fondali – caratterizzati da limi, argille, materiali bioclastici e più raramente sabbie – vegetano fieno di mare, alghe verdi.
Le acque rappresentano l’habitat naturale di spigole (Morone labrax), cefali (Mugil cephalus), gamberetti (Palaemoninae), orate (Sparus auratus), passere (Pleuronectes flesus), sogliole (Solea solea) oltre che dell’anguilla (Anguilla anguilla) e dei latterini (Atherina mochon).
A seconda della stagione, l’ambiente vallivo è scandito dalla presenza di una ricca avifauna svernante, nidificante o di passo con oltre 370 specie osservate. Di facile identificazione sono: aironi cenerini (Ardea cinerea), cormorani (Phalacrocorax carbo), fenicotteri rosa (Phoenicopterus ruber), folaghe (Fulica atra), fraticelli (Sterna albifrons) e garzette (Egretta garzetta), gabbiani corallini (Larus malanocepahlus), gabbiani comuni (Larus ridibundus) e gabbiani reali (Larus argentatus), germani reali (Anas platyrhynchos), sterne comuni (Sterna hirundo), volpoche (Tadorna tadorna). Fra i meno frequenti si ricordano l’airone rosso (Ardea purpurea), l’avocetta (Recurvirostra avosetta), il gabbiano roseo (Laurus genei) la nitticora (Nycticorax nycticorax), il cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus), il falco di palude (Circus aeroginusos), lo svasso maggiore (Podiceps cristatus). Non mancano avvistamenti di martin pescatore (Alcedo atthis).
Il fenicottero rosa (Phoenicopterus ruber) è presente con circa 15-16 mila esemplari. Sul territorio si registra inoltre l’unica colonia di spatola (Platelea leucorodia) stabilmente nidificante in Italia e unica in Europa nidificante sul terreno tra vegetazione alofita.
Museo delle Valli di Comacchio
È costituito da alcuni casoni restaurati usati in passato nell’ambito della pesca dell’anguilla che raccontano la loro stessa storia e la dura vita della vallicoltura. Qui l’uomo ha lasciato testimonianza della sua presenza lavorativa con i casoni, le tabarre (per la costruzione, riparazione e conservazione degli attrezzi e manufatti per la pesca, e per le strutture di valle), le cavanne (ricoveri per le barche), le marotte (imbarcazioni per il trasporto del pescame) e le barche. Nei casoni sono esposti strumenti e suppellettili usati per il lavoro e la permanenza dei pescatori in valle.
In origine, l’intero comprensorio si divideva in quattro quartieri di valle. Ciascun quartiere comprendeva una stazione maggiore e alcune minori. Al quartiere sovrintendeva il fattore, ad ogni stazione un caporione (capo della famiglia cioè del personale della stazione). Lo scrivano provvedeva alle mansioni amministrative. Il numero dei vallanti – con mansioni diverse – poteva variare da 4-5 a una ventina. La permanenza nel periodo di pesca era da due a sei settimane.
Partendo dal Centro di documentazione stazione da pesca sito nella Casa di Vigilanza Foce contro la pesca di frodo (costruzione originaria anteriore al 1628), nei pressi del quali è presente un punto di ristorazione, l’area è visitabile con un’apposita barca che attraversa un tratto della valle fra dossi e barene. Passando davanti all’appostamento Coccalino (costruzione originaria anteriore al 1628) si raggiunge la stazione da pesca Pegoraro (stazione da pesca minore) e successivamente la stazione da pesca Serilla (stazione da pesca grande; costruzione originaria anteriore al 1628), dove è presente un lavoriero tradizionale (sistema per la cattura e la pesca dalla fauna ittica).
Visita – Informazioni – Prenotazioni
Le stazioni da pesca del Museo si visitano in barca
Periodo di visita: da marzo a ottobre
Partenza: ore 9*,11,15,17* (*minimo 10 persone)
Contatti: Tel. 340 2534267 (8,30-12,30 e 14,30-17,30) oppure → info@vallidicomacchio.info
Visite guidate
A bordo dell’imbarcazione è presente una guida naturalistica, che spiega il territorio, segnala gli avvistamenti avifaunistici e illustra funzioni e contenuti dei casoni e lavorieri. Le spiegazioni sono in lingua italiana. Per i visitatori in lingua straniera si suggerisce di avvalersi di una guida turistica propria.

Bibliografia (opere selezionate)
Boccaccini Luciano – Gelli Giovanni, I casoni della Laguna di Comacchio. Ambiente e storia, Modena, Il Fiorino, 2011
Cecchini Folco (cur.), Sorella Anguilla. Pesca e manifattura nelle valli di Comacchio, Bologna, Nuova Alfa, 1990
Peterson Robert – Mountfort Guy – Hollom P.A.D., Guida degli Uccelli d’Europa. Atlante illustrato a colori, Padova, Franco Muzzio & C., 1988
Piccoli Filippo – Pellizzari Mauro – Alessandrini Alessandro, Flora del Ferrarese, Ravenna, Longo, 2014
Riedl Rupert, Fauna e Flora del Mediterraneo. Dalle alghe ai mammiferi: una guida sistematica alle specie che vivono nel Mar Mediterraneo, Padova, Franco Muzzio, 1991
Simoni Marcello, Le Valli del Comacchiese. Trasformazioni morfologiche e insediative dal Bronzo Finale all’Alto Medioevo, Ferrara, Corbo, 2001

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